ScHoolboy Q: il ritorno del gangsta

Schoolboy Q torna dopo una lunga attesa - sono passati 3 anni dal precedente Blank Face - e lo fa con la classe del veterano. Quincy Hanley, classe 1986, non sapeva dove sarebbe finito dieci anni fa: una figlia da ventenne, un periodo in carcere, il tatuaggio “FUCK LAPD” per mettere ben in chiaro la sua appartenenza ai Crips. Ora Q vive il paradiso di Los Angeles, la villa a Calabasas, con vicini di casa come Kanye e Drake, il golf come nuovo hobby. Verrebbe da dubitare che il suo gangsta rap abbia ancora qualcosa da dire. E invece il nuovo CrasH Talk è un lavoro maturo, che unisce sapientemente l’animo festaiolo e edonista di Q con il suo lato da padre di famiglia, da trentenne con problemi di depressione.

L’inno West Coast “Lies”, con un ritornello classico di Ty Dolla $ign e un verso arrogante di YG, ci mostra un Q nel suo elemento, un boss losangelino senza nulla da dimostrare. ScHoolboy si diverte nelle collaborazioni con 21 Savage e Lil Baby, rispettivamente “Floating” e “Water”, e ci regala due bangers imperdibili per la stagione estiva. “Drunk” è un pezzo da ultimo bicchiere di vino della serata, da malinconia post-party, impreziosito dalla bella voce di 6CLACK. “Tales”, “Black Folk” e la title track sono invece i momenti più intimi dove il rapper di LA si apre sul caos degli ultimi anni: i problemi con le droghe, la morte dell’amico Mac Miller ma anche il successo del suo ultimo disco, con un nomination ai Grammy’s e i complimenti di Jay Z. CrasH non è privo di momenti più deboli: la traccia con Travis Scott è a dir poco generica e il suo ritornello suona come un avanzo di Rodeo. “Dangerous” con Kid Cudi suona come un’occasione sprecata, decisamente troppo breve e poco incisiva. Probabilmente questo non è il disco della vita di ScHoolboy, eppure rimane un lavoro di ottimo rap che strizza l’occhio alle classifiche ma non perde di originalità. Quincy è un MC unico, un giovane uomo che sta venendo a patti con la vita e rimaniamo grati di poter ascoltare il suo viaggio.

Questo articolo è apparso originariamente su Boh Magazine.

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