REINCANTAMENTO. Episodio 2. La Tecnica e la Magia, seconda parte

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Orto Botanico di Palermo

Bentornati alla nostra delirante rubrica filosofica in cui si dovrebbe parlare di tecnologia ma si parla sempre di altro. Torniamo a rivolgerci a ‘Technic and Magic’ di Federico Campagna e alla seconda parte dell’opera, dove viene esposta la pars costruens della riflessione del filosofo italiano.

Nonostante i caratteri totalitari della Tecnica, da noi analizzati nell’episodio precedente, Campagna apre una luce sul fondo del tunnel da lui descritto, prendendo in considerazione un’alternativa, una nuova metafisica che rappresenta il mondo diversamente e che l’autore chiama “Magia”. L’affermarsi assoluto delle caretegorie linguisitiche — il regime tecnico della datafication capitalistica — infatti incontra un limite ultimo, un fatto innegabile e irriducibile, una singolarità energetica: la vita. Davanti a questo ostacolo, la Tecnica continua il suo lavoro liminare, parlando di allungamento della vita, immortalità o cercando di riprodurre la specificità biologica tramite clonazione o robotica. Si cerca di raggiungere quella che Campagna chiama “resolution through simulation”: simulare la vita sinteticamente, seguendo varie strategie, per ricondurla, infine, a un regime di riducibilità. Tuttavia, questi tentativi non riescono a chiudere la crepa nell’egemonia tecnica, a partire dalla quale un cosmos di alternative si dispiega. Come mai Campagna adotta il nome di “Magia” per il suo sistema alternativo? Il filosofo italiano sceglie e sviluppa il senso ‘terapeutico’ della parola ‘magia’, con un riferimento al lavoro del grande antropologo e etnologo italiano Ernesto De Martino. Ben lontano dai significati che circondano la parola ‘magia’ nel nostro immaginario, per De Martino — Campagna cita l’opera ‘Il mondo magico’ — storicamente il ruolo di sciamani e stregoni nelle società arcaiche è stato proprio quello di superare la perdita di orizzonti che ha attraversato certe comunità. Per esempio, quando la modernità ha raggiunto certe aree rurali dell’Italia, è sembrato che l’armonia delle cose fosse perduta per sempre, che le relazioni tra esseri umani e natura si fossero disgregate e che nulla avesse più senso. Questo stato di krisis è stato affrontato non limitandosi ai problemi dell’individuo ma individuando nuovi ‘frame’, nuove cornici che dessero un senso a quanto succedeva. All’epoca, il mago era il terapeuta della realtà stessa:

«Quando un certo orizzonte sensibile entra in crisi, il rischio principale è costituito dallo sbriciolamento di ogni singolo limite: tutto può diventare tutto, cioè il nulla emerge. Ma la magia… interviene per fermare il caos emergente, e per risolverlo in un ordine».

Attraverso un sistema di realtà come quello tecnico, sono molte le ferite che il nostro mondo sta accumulando, dalle quali possono prendere vita orrori vecchi e nuovi. Il mondo che la Tecnica disgrega deve essere ricostruito e questo è il lavoro della metafisica magica. Infatti, il framework magico riesce a cogliere l’incalcolabile senza poterlo (e volerlo) mai esaurire. A questo proposito, Campagna cita M. Donà: «Il pensiero magico vive sempre e completamente nella differenzia iniziale di un processo che non può mai essere totalmente compiuto. Magico allora è la forma del pensiero che è consapevole dell’eccesso alla base di ogni passo del suo dispiegarsi».

La dimensione dell’eccesso e del dispendio inefficiente è la culla della vera vita, della vita liberata. Gli eventi di questi giorni, la quarantena, il distanziamento sociale, interrompono la produzione e gettano il nostro tempo nell’universo del dispendio (dépense) e dell’esperienza improduttiva. La vita sta nell’improduzione, nell’eccitazione senza culmine: tutto il tempo perduto apre nuovi modi di esistenza lontani dalla logica dell’accumulo e dell’utile. Lontani, direbbe Campagna, dalle idee dominanti all’interno del mondo della Tecnica.

«[…] Il processo cosmogonico della Magia ha origine precisamente da quella dimensione dell’esistenza che non può mai essere ridotti a nessuna classificazione linguistica. Nella prospettiva della Tecnica, identifichiamo questa dimensione come quel ‘qualcosa’ la cui resistenza all’annichilimento dà vita al sintomo del dolore. All’interno della prospettiva della Magia, dovremmo definire questa dimensione come quella dell’Ineffabile».

Design dell’ineffabile

Der Garten der Lüste di Hyeronimus Bosch

Una delle caratteristiche più affascinanti di ‘Technic and Magic’ è l’impressionante armamentario concettuale che Campagna mobilita, soprattutto nella paradossale descrizione della Magia. Il nuovo sistema di realtà proposto dal filosofo italiano si articola attraverso un viaggio in varie tradizioni di pensiero — dalle filosofie indiane alla teologia musulmana, dall’antropologia al pensiero politico moderno. Pur non potendo rendere giustizia a questo arcipelago del pensiero, cerchiamo di chiarirne alcuni punti importanti.

Centrale è la nozione dell’“ineffabile”: l’intero progetto di incantamento di Campagna si basa sul rispetto dell’ineffabilità della vita e dell’esistenza. Essere ineffabile significa essere irriducibile alla forza del linguaggio, significa difendere innanzitutto la dignità di quell’aspetto non-calcolabile degli oggetti, di quella quidditas singolare che marca l’unicità di ogni ente. Nulla è completamente riducibile al linguaggio e il fatto dell’esistenza rimane primario rispetto ad ogni descrizione possibile di ciò che esiste. Concretamente, basta pensare alle centinaia di persone morte nel tentativo di attraversare un confine o considerate invisibili perché prive dei documenti giusti. È qui che il Linguaggio Assoluto, il modo in cui abbiamo organizzato la realtà attraverso categorie culturali — burocratiche, politiche, geografiche — soffoca la realtà stessa. Gli Stati non riescono a cogliere attraverso i loro linguaggi l’esistenza dei corpi migranti che, ciononostante, esistono così drammaticamente. Il tentativo di Campagna è allora quello di pensare un’organizzazione della realtà che non permetta più che il fatto ineffabile dell’esistenza venga represso. L’esistenza è la qualità ontologica comune a tutte le cose: «Questa dimensione vivente che attraversa e sostiene l’intero catalogo degli esistenti, corre ontologicamente ininterrotta attraverso tutte le cose». In un tale contesto, la parola ‘vita’ assume un significato simile ad esistenza, tant’è che Campagna dichiara ‘vive’ tutte le cose che abitano il mondo:

«Abbiamo definito ‘vita’ l’ineffabile dimensione al cuore dell’esistenza, considerandola come un flusso che scorre ininterrotto attraverso tutto l’esistente; quindi, abbiamo anche sostenuto una posizione sulla vita delle entità all’apparenza “non viventi” che è vicina alla posizione del filosofo contemporaneo Timothy Morton».

Una vita che tiene presente questa verità è una vita che può anche sfuggire facilmente alle categorie che vengono imposte dalla società: posso essere definito uomo, bianco, disoccupato, milionario, parassita etc. ma finché sono conscio di essere una singolarità irriducibile posso sempre scivolare tra queste definizioni. Non perché queste categorie siano puramente linguistiche ma perché la loro presa sul mondo si basa su un apporto fondamentale della lingua. Una persona “iniziata” alla Magia è al tempo stesso la galassia delle sue definizioni e un silenzio completo ed inespugnabile. Nel frame magico si vive secondo il “come se”: mi comporto come se fossi italiano, bianco, maschio etc. senza mai prestare obbedienza a queste divisioni categoriali, senza che esse diventino assolute prendendo il sopravvento sulla mia persona. Si tratta, a livello ontologico, di privilegiare la differenza e l’unicità rispetto all’identità e alla serialità. L’attitudine magica all’ineffabilità sembra riecheggiare questo passaggio di Deleuze in ‘Differenza e ripetizione’: «Una tale disposizione è diabolica piuttosto che divina, dacché la particolarità dei demoni è di operare negli intervalli tra i campi d’azione degli dei, come di saltare oltre barriere e recinti, recando confusione alla proprietà». La legge del linguaggio viene oltrepassata ed evitata dalla consapevolezza magica che salta oltre barriere e recinti come una muta di demoni.

La Magia permette al mondo di emergere, rincanta il mondo invece di annichilirlo. Il nuovo sistema afferma la profonda contingenza del linguaggio descrittivo, la sua capacità ad esprimere solamente una minuta porzione della nostra esistenza, e, di conseguenza, ne annulla le pretese totalitarie. In primis, sulle nostre vite:

«È una ritirata che è anche un’uscita — ed è un’uscita che è anche la fondazione di un sistema alternativo di realtà. […] Il primo impatto della magia sul nostro mondo ha luogo esattamente al livello dell’esperienza vissuta di una persona. Rimuovendo il coinvolgimento esistenziale di una persona nei meccanismi di cattura disposti dalle istituzioni della Tecnica, il ‘come se’ della magia va ad erodere il cuore […] dell’edificio della Tecnica».

È un cambiamento sia oggettivo sia soggettivo: cambiano sia la realtà sia il nostro coinvolgimento in essa. La terapia magica agisce già nel qui e ora e così facendo cambia le possibilità di immaginazione del mondo. Campagna si riferisce a filosofie come l’epicureismo e lo stoicismo o ai fedeli repressi dallo Stato che mantengono le loro credenze nell’intimo: tutti casi in cui la realtà soggettiva che ci costruiamo cambia effettivamente la realtà oggettiva. La terapia di Campagna è simile anche alle pratiche di self-help di cui tanto si sente il bisogno nella nostra epoca. A differenza del self-help però, che si integra così facilmente con la produttività capitalistica, la magia dell’ineffabile rifiuta proprio l’assolutismo della tecnica e dell’utile.

Concludiamo questo episodio con un’ulteriore metafora. Campagna chiarisce il senso della sua metafisica magica attraverso un detto attribuito al profeta Mohammed: «Tra il mio pulpito e la mia tomba, è collocato il Giardino dei Giardini del Paradiso». Secondo quanto detto finora, il pulpito rappresenta la dimensione linguistica e razionalizzante dell’esistente, laddove le cose rientrano in categorie comunicabili e produttive. Dall’altra parte, la tomba rappresenta proprio quel regno di totale oscurità dove nulla ha un uso strumentale, dove l’ineffabile diventa totale. La visione magica del mondo corrisponde forse a questa notte oscura? No, perché tra il pulpito e la tomba emerge il Giardino, l’intervallo tra pura ineffabilità e pura calcolabilità: il regno della metafisica magica. La Magia vuole far emergere il mondo, vuole farci credere nel mondo così com’è: calcolabile ma mai esauribile da questo calcolo, organizzabile ma mai fedele alle nostre organizzazioni, abitato da umani ma non riducibile alla loro, seppur notevole, razionalità. Costruire un mondo attraverso la struttura della Magia significa creare una cultura che permetta all’ineffabile di splendere attraverso i suoi costrutti linguistici. In altre parole, quello della magia è un ethos, un radicale rispetto e amore per la vita e per l’esistenza, che va anteposto a qualsiasi altra considerazione sulla funzionalità o sulla produttività delle nostre organizzazioni.

La virata verso una metafisica magica di questo tipo è quello che noi definiamo, con le parole di un libro di Bernard Stiegler, “Reincantamento del mondo”. Siamo convinti che l’opera di Campagna non predichi una rinuncia alla funzionalità come un possibile criterio, o alla necessità pratica di organizzare il mondo secondo sistemi comprensibili. Il frame magico non assomiglia all’ indifferenziazione totale quanto ad un fiorente giardino in cui le stesse innovazioni tecniche che oggi soffocano il mondo collaborerebbero a farlo crescere rigoglioso. L’attitudine magica fin qui descritta fornisce un frame concettuale prezioso per affrontare in maniera diversa i problemi del presente e del futuro. Scegliendo di vivere il mondo attraverso una lente magica inedite possibilità si aprono anche a livello pratico. Si tratta di agire come dei designer del mondo a venire, come chiarito ancora da Campagna in un’intervista:

«Insieme, un designer e un filosofo creano un’ingegneria della realtà. O meglio: un’ingegneria della realtà metafisica ed estetica. Potremmo dire che la sfida principale sia quella di creare un ambiente all’interno del quale sia possibile vivere. La filosofia è stata inventata per aiutare le persone a vivere e a morire. Detto così sembra banale, ma essere in grado di vivere è estremamente complesso, così come essere capaci di morire. Ed è proprio questo, se vogliamo, il più importante elemento di crisi del mondo contemporaneo. Se i designer vogliono intervenire nella realtà attuale, si devono occupare anche di questo, di ricostruire gli spazi mentali».

E pensiamo che queste scelte di design riguardino fortemente anche le tecnologie informatiche, il cui design a livello di codice comporta forti decisioni etiche e sociali. Con l’avanzare di questa riflessione, cercheremo di capire di più il legame che corre tra una nuova visione della realtà (una metafisica) e lo sviluppo di tecnologie solidale e cooperative, traendo anche qualche conclusione sull’idea stessa di design. Per proseguire su questo percorso, il prossimo episodio si focalizzerà su alcune idee del filosofo francese Bernard Stiegler. A presto.

Digital Humanist, wannabe tech critician, working for re-enchanting the world

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