Maggio: sopravvivere al cambiamento

Che i due generi più popolari in Italia, il rap e l’indie, siano ormai intrinsecamente uniti è una realtà per chiunque ascolti musica con consapevolezza. Che da questo trait d’union emergessero così tanti artisti interessanti non era affatto detto, ma la musica di Maggio non è che l’ennesima conferma della fecondità di questo incontro.

Maggio si muove su quella sottile linea rossa, ormai sfumata, che separa rap e melodia, ibridando senza problemi chitarrine indie e flow anni 90. Ibrida è anche la sua storia: di origini cinesi, nato e cresciuto a Roma, ora vive all’ombra della Madonnina senza rinunciare al suo accento capitolino.

Qualcuno potrebbe chiamare la sua musica “emo rap” per il tasso elevato di presa male ma, se proprio cerchiamo una definizione, credo che “existential rap” potrebbe essere più calzante. Maggio mette la sua intera esistenza nella musica, spremendo la sua anima sui beat. “Tutto quello che ho vissuto in qualche modo deve avermi scosso” canta in “piano rialzato”, come se la musica fosse un taccuino del suo vissuto. E tutto questo vissuto ce lo sbatte in faccia, senza filtro, con il suo flow impetuoso, a volte persino urlando sui beat emozionanti di Zteph. Le mancanze, la paura per il futuro, gli amici che crescono, le case cambiate una dopo l’altra. Dopo la scuola gli anni iniziano ad andare più veloci, può sembrare di affogare, ci si sente col fiato corto.

Maggio ci propone il suo manuale di sopravvivenza presentando il lato felice della malinconia. Il vibe nostalgico è sempre unito ad una voglia di rivalsa, di affermazione: il rapper romano guarda i problemi in faccia e si spreme per risolverli. “Ma non chiedermi ci sei / ci sono da un pezzo” canta in “cancello”. maggio è consapevole ed pronto a prendersi tutto, diventando una voce generazionale. Il suo live al MiAmi festival è stato la prima prova superata e siamo sicuri che ce ne saranno ancora tante. Non fatevi cogliere impreparati.

Questo articolo è apparso originariamente su Boh Magazine.

Digital Humanist, wannabe tech critician, working for re-enchanting the world