Appunti sparsi sul drill e le periferie

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Queste righe non vogliono essere un riassunto degli eventi dei giorni scorsi a Torre Maura, facilmente disponibile con una ricerca Google. Il fascismo emergente, il disagio delle periferie, lo snobismo di molta sinistra sono evidenti a tutti e non da questo episodio. Quello che (forse) è meno evidente è quanto potremmo imparare a proposito ascoltando più attentamente la musica contemporanea. Per musica contemporanea intendo ovviamente il rap. O meglio, la nuova wave di rap che sta emergendo e che potremmo sommariamente chiamare post – trap per la sua capacità di mischiare suoni trap contemporanei a un «ritorno» dei contenuti. Non che, a parere di chi scrive, i contenuti siano mai serviti alla trap o che essa ne fosse davvero sprovvista: Rapine di Sfera Ebbasta descrive meglio certe dinamiche di molti articoli accademici. Gli artisti a cui mi riferisco sono Massimo Pericolo, Quentin40, Speranza ma sono sicuro che il discorso non debba limitarsi a loro.

Massimo Pericolo, esploso nel rap game con la sua hit 7 Miliardi che urla la rabbia dei quartieri periferici, il «Voglio solo una vita decente» quasi pianto alla fine del pezzo è carico di quell’urgenza che dai nostri quartieri gentrificati non possiamo più cogliere. «Non c’è una scelta se i bisogni te li impongono» è un’altra affermazione che dovrebbe far aprire gli occhi su come 40 anni di politiche neoliberali («c’è stata una guerra di classe e la mia classe ha vinto» diceva Warren Buffett) ci abbiamo fatto precipitare in una società deterministica, in cui le speranze di ascesa sociale sono ormai vane. Rimane il crimine allora: quello cantato dal casertano (cresciuto in Francia) Speranza con una violenza che lascia a bocca aperta. In un mondo rap / trap appoggiato su un comodo buonismo (Ghali) o su contenuti ricreativi (Sfera) le urla di «Givova» suonano quasi demoniache. Non è più trap ma è drill. Come il trapano. Come il sottogenere inventato a Chiraq da Chief Keef e soci. Il suono di chi è senza futuro. Tempi radicali necessitano suoni radicali: il beat di 7 Miliardi sporco e gracchiante, la voce graffiata di Speranza, i ritmi sempre più afro di Quentin40.

Bisogna essere pronti a capire che certi comportamenti sono frutti a posteriori del deserto della politica. Della chiusura della socialità. Lo sappiamo già tutti da anni e anni eppure accettarlo senza moralismi rimane la cosa più difficile. Non ci dovrebbero stupire i tweet snob dei giornalisti di Repubblica quando l’intera società riproduce questo discorso. Massimo Pericolo dice «frocio». Il ragazzo di Torre Maura non sa l’italiano. Speranza parla solo il dialetto. Quentin40 taglia le parole. La lingua è la prima cosa a sfuggire alle maglie della società.

Ma anche quando la cosiddetta cultura viene portata – con ipocrisia – «fuori», chi dovrebbe godersela? Il bar, le canne in macchina, le case degli amici: ecco quali intrattenimenti restano fuori dal centro. Non ti hanno insegnato a intrattenerti. Gli Speranza, i Massimo Pericolo rimangono a «fare brutto» agli angoli delle strade, squadrando le comitive hipster che vagano in cerca della next big thing, del prossimo luogo abbandonato in cui andare ad ascoltare musica elettronica concettuale. Come ci insegna il Ragazzino – già assunto a icona – di Torre Maura è il momento di tacere e di stare a sentire. Di ascoltare le storie dei luoghi senza un’anima, la cui essenza si è sempre definita in modo negativo: periferia come ciò che non sta in centro, la sua ragion d’essere rimane solo l’isolamento e la distanza. La sorpresa è che le forme di resistenza germinavano là, immuni alle speculazioni economiche e agli sciacalli fascisti. Non è tempo di andare in periferia, a scattare foto in analogico e a controllare compulsivamente che non ci rubino il portafoglio, da buoni borghesi spaventati. E’ tempo di far venire le periferie da noi, di aprirci ai loro flussi e, dove è possibile, aiutare a diffonderli. Da buon studente di filosofia, figlio della middle class, citerò il filosofo francese di turno: «Se volete la diversità, la troverete ai margini». Così si esprimeva il buon Jacques Derrida. Ecco, se noi cerchiamo qualcosa di diverso da questo mondo, diversi modi di organizzarci, diverse forme di vita, se cerchiamo un’alternativa alla tempesta di merda in cui siamo sempre di più sommersi, ecco dove la troveremo. A patto di tacere. Io stesso ho già parlato troppo. Diffondete la musica, l’arte, i racconti di questo Altrove. Non cercate di spiegare le cose a chi le vive più visceralmente di noi. La distanza dal centro è direttamente proporzionale alla disillusione verso le promesse del sistema. Non c’è bisogno di nessun pensatore per svelare la falsità di quanto ci circonda. Un ragazzino di 15 anni ha smontato il discorso di un capetto di CasaPound. Felpa dell’adidas, cappuccio sù, proprio come i rapper. Appartenenza alla «zona». Ascoltiamo queste voci e le loro menzogne verranno giù da sole. Un ultima citazione: «ma se muori in un pollaio, è perché sei un pollo». Le gabbie dei pollai stanno per rompersi. Dove ci nasconderemo, noi moralizzatori, quando arriveranno?

Scattered notes about drill and the suburbs

These lines are not meant to be a summary of the recents events in Torre Maura, already easily available with a Google search. The emerging fascism, the discomfort of the suburbs, the snobbery of the left are clear to everyone and not from today. What (maybe) is less evident is how much we could learn about it by listening more carefully to contemporary music. By contemporary music I obviously mean rap. Or rather, the new wave of rap that’s emerging and that we could summarily call ‘post — trap’ for its ability to mix contemporary trap sounds with a “return” of meaningful lyrics. Not that, in my opinion, trap was really missing ‘contents’: Sfera Ebbasta’s ‘Rapine’ describes bettere some ‘hood’ dynamics than many academic articles. Anwyay, the artists I’m referring to are Massimo Pericolo, Quentin40, Speranza but I’m sure that the argument should not be limited to them.

The first one is Massimo Pericolo, who blow up in the rap game with his hit ‘7 Miliardi’. The song shouts the anger of the suburbs, the final line “Voglio solo una vita decente” (“I just want a decent life”) almost cried is full of the urgency that from our gentrified neighborhoods we can no longer grasp. The line “Non c’è una scelta se i bisogni te li impongono”(“There is no choice if needs are imposed on you”) is astatement that should open our eyes to the results of 40 years of neoliberal politics (“there was a class war and my class won,” Warren Buffett said) that have plunged us into a deterministic society in which hopes of social rise are now empty. When every possibility is closed, crime remains the only option. Speranza, born in Caserta but raised in a french banlieu, traps with a violence that leaves one speechless. In a rap / trap world leaning on a comfortable optimism (Ghali) or on recreational contents (Sfera Ebbasta) the screams of “Givova” sound almost demonic. It is no longer trap but drill. Like the style invented in Chiraq by Chief Keef and partners.Drill is like punk, it is a sound for people with no future. Radical times need radical sounds: the dirty and scratchy “7 Miliardi” beat, the raspy voice of Speranza, the increasingly Afro sound of Quentin40.

One must be ready to understand that certain behaviors are the results of the desert of politics and of the closure of sociality. We have all known this for years and years and yet accepting it without moralizing remains the most difficult thing. We should not be surprised by the snobbish tweets of La Repubblica journalists when it’s the entire society which reproduces this kind of discourse. Massimo Pericolo says “faggot”. Torre Maura’s boy doesn’t know proper Italian. Speranza only speaks dialect. Quentin40 cuts words and syllabes. Language is the first thing to escape the shackles of society.

But even when the so-called ‘high culture’ is showed around who should enjoy it? The bar, smoking joints in the car, friends’ houses: that’s what fun looks like outside the centre. They didn’t teach you how to entertain. The Speranza, the Massimo Pericolo remains sinister and menacious on street corners, checking out hipster groups that roam in search of the next big thing, the next abandoned place to go for a ‘conceptual electronic’ music night. As the young boy — already an icon — of Torre Maura teaches us, it’s time to shut up and listen. It’s time to listen to the stories of places without soul, whose essence has always been defined in a negative way: suburbs as what is not in the centre, its raison d’être remains only isolation and distance. The surprise is that forms of resistance germinated there, immune to economic speculation and fascist jackals. It is not time to go to the suburbs, to take analog pictures and compulsively check that our wallets are not being stolen, like the frightened bourgeoisie that we are. It is time for the suburbs to come to us, to open our minds to their flows and, where possible, help spread them. As a good student of philosophy, son of the middle class, I will quote for authority a French philosopher, who said: “If you want diversity, you will find it on the margins”. That’s how the good Jacques Derrida expressed himself. So, if we are looking for something different from this world, different ways of organizing ourselves, different forms of life, if we are looking for an alternative to the shit storm in which we are increasingly submerged, this is where we will find it. As long as we keep quiet. I’ve already talked too much myself. Spread the music, the art, the stories of this Outside. Don’t try to explain things to those who live them more viscerally than we do. The distance from the centre is directly proportional to the disillusionment with the promises of the system. There is no need for any thinker to reveal the falsehood of what surrounds us. A 15-year-old boy has dismantled the discourse of a CasaPound hooligan. Adidas sweatshirt, hood up, just like the rappers. A feeling of belonging to the block. We listen to these voices and their lies will come down on their own. One last quote: “ ma se muori un pollaio è perché sei un pollo” (“but if you die in a hennhouse, it’s because you’re a chicken”). It’s time for the hennhouses gates to break down. Where are we, rotten moralizers, going to hide when they come?

Digital Humanist, wannabe tech critician, working for re-enchanting the world

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